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Sella Carnizza da Tanamea

Rennrad · Gemona del Friuli
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Gemonese Outdoor 
  • Sella Carnizza
    / Sella Carnizza
    Foto: Gemonese Outdoor, Community
  • / Val Resia
    Foto: Gemonese Outdoor, Community
  • / Resiutta
    Foto: Gemonese Outdoor, Community
  • / Venzone
    Foto: Luciano Baldassi, Community
  • / Venzone
    Foto: Luciano Baldassi, Community
m 1200 1000 800 600 400 200 80 70 60 50 40 30 20 10 km
Un giro attraverso vallate minori, e quindi poco trafficate, con salite lunghe ma molto pedalabili.
mittel
Strecke 84,1 km
6:00 h
1.931 hm
1.931 hm

Autorentipp

Percorribile dal mese di aprile-maggio fino alle prime nevicate perché poi la strada solitamente viene invasa da una slavina di neve.
Schwierigkeit
mittel
Technik
Kondition
Erlebnis
Landschaft
Höchster Punkt
1.122 m
Tiefster Punkt
184 m
Beste Jahreszeit
Jan
Feb
Mär
Apr
Mai
Jun
Jul
Aug
Sep
Okt
Nov
Dez

Weitere Infos und Links

Gemona del Friuli

Solamente attraversando l'abitato gemonese lungo l’arteria principale del centro storico, quanto vi accompagna soddisfa l’occhio e immerge nell’atmosfera cittadina: accolti da Porta Udine, con il Leone di San Marco a ricordare la dominazione veneziana, subito noterete il terrapieno del Duomo, su cui si innalza la chiesa romanico-gotica orgoglio della città. Subito di fronte al duomo sorge palazzo Gurisatti, sede della Cineteca del Friuli che ospita anche l’emeroteca. Proseguendo lungo la suggestiva via Bini si incontra casa D’Aronco, che diede i natali al celebre architetto; palazzo Elti, sede del museo Civico che conserva le opere d’arte recuperate dalle chiese di Beata Vergine delle Grazie e di San Giovanni, rase al suolo dal sisma; e infine il cinquecentesco Palazzo Boton, sede del Municipio.

Lungo vari tratti della via è visibile pure la mole del Castello, ai cui giardini è gradevole salire tramite una scalinata deviando dal percorso, come è interessante visitare tutte le molteplici attrattive della città: dal Santuario di Sant’Antonio da Padova, che ospita ai piani inferiori anche il museo Renato Raffaelli, al museo della Pieve, che conserva il Tesoro del duomo e il registro battesimale più antico del mondo, risalente al 1379; dalla mostra fotografica permanente sul terremoto nel porticato di via Bini fino alla chiesa della Madonna delle Grazie, ricostruita a rudere.

Glemona, Osopo e Artemia vengono ricordate da Paolo Diacono in un famoso passo della “Historia Langobardorum” tra le città fortificate in cui si rifugiarono i Longobardi durante l’invasione degli Avari.

Artegna

La prima cosa che si nota arrivando ad Artegna è il castello che svetta sul colle di San Martino. Dal 1389 al 1797 residenza dei nobili Savorgnan della Bandiera, in origine fu castrum romano per la sua posizione strategica e successivamente occupato in età gota e longobarda. Accanto al castello sorge la duecentesca chiesetta di San Martino, che conserva gli affreschi risalenti alla prima metà del XVI secolo realizzati dall’artista friulano di origini bavaresi Gian Paolo Thanner, e il campanile eretto nel ‘600. Il colle mostra ancora evidenti impronte di fossili risalenti a 50 milioni di anni fa. È inoltre presente l'ottocentesca chiesa parrocchiale di Santa Maria Nascente, mentre alle pendici del monte Faeit si trova l’antica chiesa di Santo Stefano in Clama, che conserva frammenti di affreschi dell’XI secolo e alcune pietre decorate di età longobarda o carolingia.

L’area si sviluppa in particolare lungo le propaggini meridionali del monte Cuarnan e lungo quelle occidentali del monte Faeit. Le origini di Artegna si ritrovano in età preistorica e ospitò un insediamento celtico. Ad Artegna sono note le risorgive (tulins), nell’area conosciuta come i palus, ubicata essenzialmente nella parte sud-occidentale della pianura alluvionale del territorio comunale. Nel processo di ricostruzione successivo al sisma del 1976, Artegna ha saputo recuperare i tratti armoniosi del suo paesaggio, ricco di prati, boschi e corsi d’acqua, a testimoniare l’uso antico di mulini, segherie o semplici lavatoi pubblici (lavios), ridando vita anche alle architetture rurali nei borghi che circondano il centro e in particolare agli edifici sul colle. È anche famosa per la perizia dei suoi norcini, che ogni anno a fine novembre si ritrovano in festa.

Magnano in Riviera

Magnano è un vasto comune poco distante da Tarcento che si distende su un tratto dei colli morenici ai piedi del monte Faeit. Qui era presente un importante insediamento longobardo, come testimonia il ritrovamento nel 1982 di una sepoltura risalente al VII secolo appartenente ad un nobile cavaliere, che ospitava le ossa e oggetti del corredo funebre tra cui un anello portato da alti dignitari longobardi. La località viene nominata per la prima volta nel 1204, mentre nel 1277 risultava possesso di Gemona. Nel 1370 il patriarca Marquardo di Randek confermava il possesso del feudo ai Prampero, a cui rimase anche dopo il passaggio dal Patriarcato alla Repubblica di Venezia.

Tarcento

Circondata da colline di vitigni, boschi e piccoli borghi, lungo il fiume Torre sorge Tarcento, la “Perla del Friuli”, o il “paradiso delle vacanze” come è stata denominata a partire dalla fine del 1800 quando era la meta più popolare in Friuli per le vacanze estive per via del clima mite di cui si può godere qui. La sua aria salubre e il suo paesaggio suggestivo vi hanno attirato sin dal XIX secolo studiosi e letterati, ma anche la nobiltà udinese che vi possedeva abitazioni meravigliose, tra le quali Villa Moretti, Villa Angeli, Villa Pontoni e, sul corso del fiume Torre, Villa delle Rose, Castello Aganoor e molte altre. Lungo il fiume è presente un percorso pedonale attrezzato con banchine e luci notturne. Da non perdere il borgo medievale di Villafredda a Loneriacco e la torre del castello inferiore di Coia detto “Cjscjelàt”. Tarcento è anche famosa per gli eventi tradizionali, come l'Epifania con i suoi falò chiamati “medilis” e il Festival dei Cuori, che ogni anno presenta gli spettacoli dei migliori gruppi di ballo folkloristico provenienti da tutto il mondo.

Alta val Torre – Pian dei Ciclamini

L'alta val Torre, che fa parte del Parco Nazionale delle Prealpi Giulie, è ricca di sentieri naturalistici che offrono passeggiate tranquille, escursioni o arrampicate; ovunque si può ammirare la natura selvaggia e incontrare tracce di storia antica, come il ponte romano di Pers. Dalla valle si prosegue verso passo Tanamea passando per la località di Pian dei Ciclamini nel comune di Lusevera immergendosi in un contesto naturale e paesaggistico molto suggestivo. Da segnalare infine le grotte di Villanova, un complesso carsico di 9 km dal peculiare interesse speleologico e geologico, il più grande del suo tipo in tutta Europa e l'unico equipaggiato per il turismo sotterraneo.

Lusevera

Lusevera è un vasto comune dell’alta val Torre le cui origini sono indefinite. Gli abitanti vogliono far risalire il nome del paese, in particolare della frazione Cesariis, al tempo di Giulio Cesare, che si racconta si fosse fermato qui lungo la strada per Gemona. Nel VI secolo vi si stabilirono degli Avari e quindi delle genti slave. Lusevera e le frazioni Cesariis, Villanova e Pradielis vengono nominate per la prima volta nel 1382, quando tutto il territorio apparteneva ai Frangipane, signori di Tarcento, eccetto Villanova che era possesso dei conti di Gorizia. Appartenne poi a Venezia e quindi all’Austria, fino all’annessione del Friuli all’Italia del 1866. Nel 1871 divenne comune. Di notevole interesse è il museo etnografico, in cui sono esposti oggetti di arte folkloristica e di vita nei campi, allo scopo di preservare la cultura e le tradizioni degli storici abitanti della valle.

Passo Tanamea

Restando sempre all’interno del territorio del comune di Lusevera e del Parco, a pochi km da Pian dei Ciclamini c’è passo Tanamea, un valico stradale che mette in comunicazione la valle del torrente Mea con la valle del rio Bianco. Questa zona è di particolare interesse storico: durante la Grande Guerra, passo Tanamea fu uno dei pochi presidi combattenti rimasti attivi dopo la disfatta di Caporetto, permettendo a centinaia di soldati di raggiungere le retrovie attraverso Tarcento ed evitando così di venire catturati dalle truppe austriache. Durante il tragitto ci si imbatte quindi in costruzioni tipiche dell’epoca come bunker, resti di trincee e fortini militari. Situata immediatamente dopo il passo verso il confine con l’allora Jugoslavia c’era una fortificazione scavata nella roccia che fu attiva durante la Guerra fredda e, assieme al forte di Musi, difendeva l’accesso dall’alta valle dell’Isonzo alla val Torre e la piana di Udine. Dopo la fine della guerra la roccaforte è stata dismessa.

Sella Carnizza

Sella Carnizza è un ampio passo che mette in comunicazione la valle di Uccea con la val Resia attraverso una piccola rotabile asfaltata, solitamente chiusa nei mesi invernali. È il valico più basso che collega la valle dell’Isonzo con il bacino del Tagliamento e dalla seconda metà del 1916 è raggiunta da una strada militare che si diparte dalla Centrale di rio Barman in val Resia. Ampliata parzialmente nei decenni successivi, questa strada già all’epoca della Grande Guerra permetteva il transito di trattrici e autocarri, e qui si attivarono delle infrastrutture belliche di cui oggi si possono apprezzare diverse tracce, come i due panifici e la stazione di arrivo di una grande teleferica che partiva dal Tigo. Da segnalare anche la galleria cannoniera lungo la mulattiera militare che si sgancia dai pressi degli stavoli Gnivizza verso sud. Nell’area di Sant’Anna di Carnizza meritano attenzione le strutture fortificate della Guerra fredda.

Val Resia

Superato il valico di Sella Carnizza si prosegue verso la val Resia, che prende il nome dall’omonimo torrente che la attraversa. La valle separa le Alpi Giulie a nord dalle Prealpi Giulie occidentali a sud fino al confine con la Slovenia, punto in cui è chiusa da un massiccio montuoso del quale il monte Canin (2587 m) rappresenta il punto più alto. Le origini di Resia risalgono al VI-VII secolo quando nella vallata si insediarono alcune popolazioni di ceppo slavo, che rimanendo sempre isolate hanno conservato fino ad oggi le tradizioni folkloristiche e la particolare lingua resiana, riconosciuta dall’UNESCO e tutelata dalla legge. La comunità si distingue anche per la caratteristica musica accompagnata da canzoni popolari che si eseguono in occasione di feste locali, matrimoni, sagre e soprattutto a Carnevale. La popolazione è attualmente in gran parte raggruppata nelle frazioni di Prato, San Giorgio, Oseacco, Gniva, Lischiazze, Stolvizza e Uccea. Nella zona settentrionale di Resia presso il confine con la Slovenia sono presenti strutture militari risalenti alla Grande Guerra. Sparsi per le montagne di tutta la vallata si possono vedere gli stavoli, costruiti allo scopo di ospitare il bestiame e i pastori durante la transumanza estiva.

Resiutta

Lasciando alle spalle la frazione di Lischiazze la strada prosegue verso Resiutta, che sorge nel punto d’incontro tra la val Resia e il Canal del Ferro. Fin dall’antichità il centro ha svolto un importante ruolo nei traffici e nell’assistenza ai viaggiatori lungo l’arteria commerciale di Canal del Ferro, come dimostrano i ritrovamenti archeologici romani risalenti a prima del VI secolo. Primo segno vitale è tuttavia l’istituzione della Parrocchia di San Martino nel 1199, inizialmente retta dai monaci benedettini e a partire dal XIV secolo dai sacerdoti del patriarcato di Aquileia nominati dall’abate di Moggio; completamente distrutta dal sisma del 1976, è stata ricostruita ex-novo. Nel 1822 vi sostò Silvio Pellico durante il tragitto per il carcere dello Spielberg. Fra il 26 e il 30 ottobre 1917, durante lo sfondamento di Caporetto, ebbe luogo un’aspra battaglia fra le truppe austro-tedesche e le truppe italiane in ritirata che avevano organizzato un’ultima difesa nel tentativo di arginare l’avanzata nemica. Il tratto di pista ciclabile che attraversa Resiutta è stato realizzato riqualificando il tracciato ferroviario dismesso.

Moggio Udinese

La ciclabile da Resiutta conduce a Moggio Udinese, un piccolo paesino della val Canale alla confluenza del Canal del Ferro con la val d’Aupa. Si divide nei due nuclei di Moggio di Sotto e Moggio di Sopra; quest’ultimo ospita il complesso storico abbaziale. L’abbazia benedettina di San Gallo fu eretta nel 1085 dal patriarca Federico di Moravia sui sedimi romani e consacrata dal patriarca Ulrico di Eppenstein nel 1119. Nel complesso si trovano, oltre all’abbazia, il chiostro, il monastero delle Suore Clarisse e Sacramentine, la torre medioevale delle prigioni e la biblioteca. Poco fuori le mura si trova la “Berlina” (o gogna) in pietra del 1653, una delle ultime quattro rimaste in Friuli. Ogni anno in inverno le vetrine dei negozi e la torre vengono abbellite dai maestri del presepe che vi espongono le loro opere. Il comune conta una decina di frazioni, alcune ormai disabitate. Come per Resiutta, anche a Moggio il tratto di pista ciclabile è stato realizzato riqualificando il vecchio tracciato ferroviario in disuso.

Venzone

L’ultima tappa della pedalata prima di arrivare a Gemona è la tranquilla cittadella di Venzone, protetta da alte mura di cinta, che racchiude al suo interno vari capolavori di arte e architettura: la Piazza del Municipio su cui si affaccia Palazzo Radiussi con l’elegante fontana centrale, il gotico Palazzo Comunale, numerosi palazzi nobiliari e il risorto duomo romanico-gotico di Sant’Andrea al cui fianco sorge la cappella di San Michele che custodisce le famose mummie. Si dice che la particolare natura di queste ultime impressionò anche Napoleone, a tal punto che chiese di persona che una fosse portata a Parigi per essere analizzata e studiata. Il centro è noto per essere uno dei più straordinari esempi di restauro in campo architettonico e artistico in risposta ai terremoti del 1976, e, anche grazie a questa efficiente ricostruzione, nel 2017 la città è stata eletta Borgo dei Borghi. Altri blasoni di cui Venzone può fregiarsi sono la nomina a Villaggio ideale d’Italia nel 1991 e, prima del sisma, quella a monumento nazionale nel 1965. Allo scopo di ricordare il catastrofico evento, Palazzo Orgnani ospita il cento di documentazione permanente “Tiere Motus”. Infine si segnala, al di fuori delle mura, la chiesetta dei SS. Giacomo e Anna risalente al XII-XIII secolo.

Ospedaletto

La frazione di Ospedaletto è la parte più a nord di Gemona e l’ultima a chiusura del confine comunale prima di Venzone. Qui  sono affiorati tratti della via Julia Augusta e altri tracciati romani inferiori, il duecentesco Ospitale di Santa Maria dei Colli (poi di Santo Spirito) e la trecentesca chiesetta di Ognissanti, dove il terremoto ha messo in luce i due strati di affreschi, risalenti tra la fine del Trecento e l’inizio del Quattrocento. Tra il 1106 e il 1203 venne costruita la rosta per la presa della Roggia a nord dell'odierno abitato di Ospedaletto. La costruzione di questa rosta costrinse il fiume Tagliamento a deviare il suo corso verso il monte Brancot, dando così origine all’attuale campagna di Gemona (le attuali dighe risalgono al periodo 1831-50). A Ospedaletto c’è il Mulino Cocconi, sede dell’Ecomuseo delle Acque del Gemonese che ospita un centro didattico-ambientale articolato in tre sezioni: il laboratorio didattico, il centro di documentazione sulle acque del Gemonese e il Museo dell’arte molitoria. Ad Ospedaletto sorge infine il cinquecentesco Palazzo Brollo.

Fornace di Ospedaletto

La Fornace Copetti ai piedi del monte Cjamparis era una fornace di calce costruita all’inizio degli anni ’50 grazie allo sviluppo dell’attività edilizia del dopoguerra e rimase in funzione fino alla metà degli anni ’60.

Start

Piazza Garibaldi - Gemona del Friuli (189 m)
Koordinaten:
DD
46.269850, 13.143650
GMS
46°16'11.5"N 13°08'37.1"E
UTM
33T 356959 5125705
w3w 
///kennzahl.davor.weckt

Ziel

Piazza Garibaldi - Gemona del Friuli

Wegbeschreibung

Partendo da Gemona del Friuli si attraversa Artegna e si raggiunge Tarcento per poi salire attraverso l'alta val Torre fino a LuseveraPian dei Ciclamini e poi scollinando a passo Tanamea. La salita è di circa 8,5 km con una pendenza costante che raramente raggiunge il 7,8%. Subito dopo lo scollinamento una dolce discesa di 3,5 km ci porta al bivio in direzione Uccea, dove si gira a sinistra per raggiungere la seconda parte della salita. La salita che conduce a Sella Carnizza è anch’essa senza particolari difficoltà, di circa 8 km con una pendenza media del 6% circa. Superato l'abitato di Uccea la strada si restringe e si inerpica dolcemente per poi portarci a Sella Carnizza, un pianoro con parecchi stavoli privati molto ben ristrutturati. Qui si trovano anche due bar-trattoria dove poter sostare per riprendersi e rifocillarsi dopo la fatica della salita. La discesa di circa 4 km che porta in val Resia è molto ripida, da affrontare con la dovuta attenzione, in particolare per la presenza di griglie per lo scolo dell'acqua. Passato l’abitato di Lischiazze la strada si fa più ampia, perfettamente liscia e tutta in dolce discesa fino a Resiutta, dove una ciclabile conduce fino a Moggio Udinese, da cui si raggiunge Venzone e sempre in ciclabile di nuovo fino a Gemona passando per Ospedaletto.

Hinweis


alle Hinweise zu Schutzgebieten

Öffentliche Verkehrsmittel

mit Bahn und Bus erreichbar

È possibile arrivare a Gemona con il treno; la stazione ferroviaria è servita da Trenitalia, Micotra e dallo storico treno a vapore. I trail possono essere raggiunti grazie alle ciclabili cittadine. Tutti partono in prossimità del centro storico dove si trovano colonnine per la ricarica e riparazione delle biciclette, box e lavaggio sempre a disposizione dei ciclisti. Tutti i percorsi dedicati alla mtb partono dall'Associazione sportiva e ricreativa L’A.S.eR.

Anfahrt

Gemona si trova in una posizione particolarmente fortunata anche per quanto riguarda le vie di comunicazione, infatti è possibile raggiungere la città in svariati modi tradizionali quali:

IN TRENO

Stazione FS di Gemona del Friuli

IN AUTO

Autostrada A23 casello Gemona/Osoppo - Strada statale Pontebbana

IN AEREO

Aereoporto di Trieste

IN BICICLETTA

Ciclabili Alpe Adria (FVG1) - Pedemontana (FVG3) - Tagliamento (FVG6)

A PIEDI

Attraverso il Cammino di San'Antonio

Attraverso il Parco Trail che collega la cittadina alla vicina Austria - Hermagor

IN KAJAK

Fiume Tagliamento per gli appassionati di kajak estremo

Parken

Piazza Garibaldi o piazza del Ferro - Gemona del Friuli

Koordinaten

DD
46.269850, 13.143650
GMS
46°16'11.5"N 13°08'37.1"E
UTM
33T 356959 5125705
w3w 
///kennzahl.davor.weckt
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Schwierigkeit
mittel
Strecke
84,1 km
Dauer
6:00 h
Aufstieg
1.931 hm
Abstieg
1.931 hm
mit Bahn und Bus erreichbar aussichtsreich geologische Highlights faunistische Highlights Rundtour Einkehrmöglichkeit kulturell / historisch botanische Highlights

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