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Da Gemona alle cicogne di Fagagna

Rennrad · Gemona del Friuli
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VisitGemona 
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  • / Chiesa di Santa Margherita Vergine e Martire - Trasaghis
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  • / Campanile e ruderi della vecchia chiesa di Santa Margherita - Trasaghis
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  • / La frazione di Peonis - Trasaghis
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  • / Monumento a Ottavio Bottecchia nei pressi di Peonis - Trasaghis
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  • / Lago di Cornino
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  • / Cervo nella Riserva naturale del lago di Cornino - Forgaria nel Friuli
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  • / Grifone nella Riserva naturale del lago di Cornino - Forgaria nel Friuli
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  • / L'abitato di Cornino e la chiesa di Santa Giuliana Vergine e Martire - Panoramica dalla frazione di Somp Cornino - Forgaria nel Friuli
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  • / Laghetti Pakar - Forgaria nel Friuli
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  • / Laghetti Pakar - Forgaria nel Friuli
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  • / Duomo di Santo Stefano - Buja
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m 260 240 220 200 180 160 140 120 50 40 30 20 10 km
Un bel giro su strade secondarie per andare a vedere le cicogne di Fagagna.
mittel
Strecke 56,2 km
3:10 h
390 hm
385 hm
Una prima parte costeggia il fiume Tagliamento sulla strada di Bottecchia e il ritorno avviene attraverso le colline tra Colloredo e Buia.
Schwierigkeit
mittel
Kondition
Erlebnis
Landschaft
Höchster Punkt
250 m
Tiefster Punkt
147 m
Beste Jahreszeit
Jan
Feb
Mär
Apr
Mai
Jun
Jul
Aug
Sep
Okt
Nov
Dez

Weitere Infos und Links

Gemona del Friuli

Solamente attraversando l'abitato gemonese lungo l’arteria principale del centro storico, quanto vi accompagna soddisfa l’occhio e immerge nell’atmosfera cittadina: accolti da Porta Udine, con il Leone di San Marco a ricordare la dominazione veneziana, subito noterete il terrapieno del Duomo, su cui si innalza la chiesa romanico-gotica orgoglio della città. Subito di fronte al duomo sorge palazzo Gurisatti, sede della Cineteca del Friuli che ospita anche l’emeroteca. Proseguendo lungo la suggestiva via Bini si incontra casa D’Aronco, che diede i natali al celebre architetto; palazzo Elti, sede del museo Civico che conserva le opere d’arte recuperate dalle chiese di Beata Vergine delle Grazie e di San Giovanni, rase al suolo dal sisma; e infine il cinquecentesco Palazzo Boton, sede del Municipio.

Lungo vari tratti della via è visibile pure la mole del Castello, ai cui giardini è gradevole salire tramite una scalinata deviando dal percorso, come è interessante visitare tutte le molteplici attrattive della città: dal Santuario di Sant’Antonio da Padova, che ospita ai piani inferiori anche il museo Renato Raffaelli, al museo della Pieve, che conserva il Tesoro del duomo e il registro battesimale più antico del mondo, risalente al 1379; dalla mostra fotografica permanente sul terremoto nel porticato di via Bini fino alla chiesa della Madonna delle Grazie, ricostruita a rudere.

Glemona, Osopo e Artemia vengono ricordate da Paolo Diacono in un famoso passo della “Historia Langobardorum” tra le città fortificate in cui si rifugiarono i Longobardi durante l’invasione degli Avari.

Trasaghis

Trasaghis è un piccolo comune appena oltre il fiume Tagliamento la cui prima testimonianza storica è rappresentata da una chiesa risalente al 1235; nell’attuale frazione di Braulins sorgeva il castello di Bragolino, documentato sin dal 1254 e passato sotto diverse insegne, tra cui quella dei Trasbrug della Carinzia nel 1321 e quella del patriarca Bertrando nel 1336 che ne ordinò la distruzione. Nel 1797 con il trattato di Campoformido Trasaghis fu ceduto con tutto il Friuli Occidentale all’Impero austriaco. In epoca napoleonica fu comune autonomo e nel 1866 fu annesso al Regno d’Italia come parte del Mandamento di Gemona. A Braulins si trova anche, a ridosso di una rupe in prossimità dei resti del castello, la chiesetta di San Michele dei Pagani risalente al XIII secolo, danneggiata dal sisma del 1976 e ripristinata nel 1981.

A Trasaghis era presente una latteria sociale, mentre ad Alesso una turnaria. Lo sbocco lavorativo è rappresentato dalla migrazione, perlopiù stagionale. Essendo che il Tagliamento si attraversava ancora in barca all’altezza di Braulins e Peonis, verso il 1905 ebbe inizio la progettazione di un ponte, la cui costruzione fu avviata nel 1912 e ultimata nel 1916; nel 1917 venne fatto saltare per ritardare l’avanzata austriaca dopo Caporetto. Riparato nel 1919, venne nuovamente distrutto dai partigiani nel 1944 per proteggere la repubblica della Carnia e ricostruito nel dopoguerra. Trasaghis subì gravissimi danni durante il terremoto del 1976 che lesionò gran parte delle abitazioni e depauperò gravemente il patrimonio artistico. È uno dei tre comuni, assieme a Bordano e Cavazzo Carnico, ad essere bagnato dalle acque del lago.

Lago di Cornino

Il lago di Cornino è un piccolo specchio d’acqua che ha avuto origine durante il ritiro dei ghiacci avvenuto circa 10mila anni fa. In tale periodo numerose ed imponenti frane si verificarono lungo i fianchi delle valli, fino a quel momento lisciate dall’azione del ghiacciaio. L’attuale morfologia è il frutto di una di queste frane con un cordone più esterno che racchiude una depressione a monte. Il fondo di questa depressione è più basso di quasi una decina di metri rispetto al greto del Tagliamento, e le acque della falda freatica della Piana di Osoppo vi si riversano attraversando i sedimenti permeabili dell’antica frana, alimentando il lago tramite un sistema di circolazione carsica e grazie a polle subacquee. Sul bordo del lago si sviluppa una limitata fascia di vegetazione acquatica, mentre elementi di maggior interesse riguardano la flora algale. La fauna ittica è immessa artificialmente, principalmente salmonidi e ciprinidi, e si registra la presenza del gambero di fiume. È di tradizione ormai radicata nella comunità locale di Cornino la rappresentazione subacquea della natività in occasione della notte del 24 dicembre, con la realizzazione di un presepio sul fondo del lago ad opera dei club di subacquei. Il lago è parte della omonima riserva naturale regionale che è responsabile di un progetto di recupero e reintroduzione in queste zone del grifone, di cui alcuni esemplari vivono nella voliera del centro visite nei pressi del lago. Tra le altre specie presenti nell’area della riserva ci sono la vipera dal corno, il biacco e la salamandra pezzata; è molto diffuso il leccio.

Majano

La prima notizia storica del territorio del comune di Majano risale al 781. Il luogo maggiormente ricco di memorie storiche è, nella frazione di San Tomaso, la romanica chiesetta dell'Ordine di San Giovanni di Gerusalemme, la cui costruzione pare risalire ai primi anni di vita dell'ospedale (fondato nel 1199) cui era annessa. Nella chiesetta di San Giorgio, sempre a San Tomaso, dopo il terremoto sono stati riportati alla luce affreschi del XIV secolo. Inoltre, in località San Salvatore è stata scoperta una necropoli longobarda costituita da ben 83 tombe corredate di oggetti di un certo valore storico e artistico. Nella frazione di Susans sorge lo storico castello seicentesco che ricorda nella tipologia i castelli medioevali toscani a pianta rettangolare con tozzi quadrati angolari, l’unico di questo tipo in Friuli. La Chiesa parrocchiale, costruita tra il 1768 ed il 1780, è stata abbattuta con l'adiacente campanile e sostituita con un modernissimo edificio che conserva due altari precedentemente ospitati nella parrocchiale e due pale settecentesche.

A Majano hanno sede due importanti aziende di fama internazionale: la Snaidero che produce mobili e cucine dal 1946 e il colorificio Farbe attivo dal 1965. Ogni estate dal 1960 in città si tiene un festival enogastronomico e musicale che raduna turisti locali e internazionali.

Fagagna

Fagagna sorge su un colle a nord-ovest di Udine, in una posizione da cui si aprono bellissimi scorci sulle colline circostanti e sulla pianura. Il castello, oggi poco più di un rudere, si trova su un sito abitato fin dall’epoca romana, anche se la prima documentazione ufficiale risale al 983. Delle antiche fortificazioni sopravvivono solo pochi elementi tra cui lacerti delle cinte murarie, la porta di Borgo, la torre castellana con l’orologio (trasformata in campanile), le rovine della torre maestra, una casetta trecentesca e la chiesetta di San Michele Arcangelo, considerata l’antico oratorio dei castellani ed esistente già nel 1386. Tra gli edifici civili spicca la Casa della Comunità, di epoca rinascimentale, con una bella loggia al piano inferiore. Poco distante dalla città nell’Oasi naturalistica dei Quadris ha preso avvio il progetto per il reinserimento della cicogna bianca. Lungo la strada che da Fagagna procede verso Colloredo di Monte Albano è abbastanza usuale incontrare coppie di cicogne che occupano i loro nidi sui tetti delle case o sui lampioni. Il museo della vita contadina “Cjase Cocèl” invece è uno spaccato reale della vita contadina del secolo scorso. L’edificio, un vecchio casolare rurale costruito tutto in sassi, permette di rivivere i riti della contadinanza friulana dell’inizio del Novecento e conoscere la tradizione dei merletti. Ogni prima domenica di settembre, dal 1861, nella piazza di Fagagna si svolge la tradizionale "Corse dai Mus", la Corsa degli Asini. Il comune fa parte dei Borghi più belli d’Italia ed è noto per il famoso "formaggio di Fagagna".

Colloredo di Monte Albano

Colloredo di Monte Albano è un comune del Friuli Collinare a poca distanza da Udine. La storia del paese è legata sostanzialmente alle vicende della nobile famiglia dei Colloredo-Mels, a cui apparteneva uno dei castelli più spettacolari del Friuli, celebre per essere stato dimora del poeta Ermes da Colloredo, dello scrittore Ippolito Nievo che qui scrisse “Le confessioni di un italiano” e del viaggiatore Stanislao Nievo. Percorrendo il lungo rettilineo che si snoda in un incantevole saliscendi, realizzato nel Cinquecento per sole ragioni scenografiche, si scorge a poco a poco il profilo attuale del maniero. La fortezza, risalente al Trecento e costruita per necessità difensive in una posizione centrale, costituisce un tipico esempio di castello “residenziale”. Famose le lotte feudali dei Colloredo-Mels contro i patriarchi, i conti di Gorizia, i Camineri, i Savorgnan, i Torriani. Nel 1420 il complesso cadde nelle mani dei Veneziani e nel 1511 subì il noto saccheggio del giovedì grasso e i danni del terremoto che sconvolse tutto il Friuli. In seguito i proprietari si dedicarono ad abbellire la dimora con fastose eleganze rinascimentali. Risalgono a quest’epoca gli affreschi di Giovanni da Udine, allievo del Raffaello, per il famoso studiolo del castello. Prima del terremoto del 1976 il castello era costituito da un nucleo centrale, tre torri e due ali. Una triplice cinta di mura con perimetro ellittico è ancora visibile. Oltre alle mura, in attesa della ricostruzione dell’intero complesso, spiccano la torre con l’orologio, da dove si può ammirare un meraviglioso panorama sulle colline circostanti, e l’ala ovest, sede della Comunità Collinare del Friuli.

Treppo Grande

Treppo Grande sorge tra dolci ondulazioni di origine morenica, formatesi 9000 anni fa dall’accumulo di detriti prodotti dall’effetto dei ghiacciai e successivamente modellate dall’azione congiunta degli agenti atmosferici e dei corsi d’acqua. Il rinvenimento di materiali di argilla e lapidei e innumerevoli altri oggetti fanno risalire le origini del paese all’epoca romana. Il primo documento storico che menziona la località risale al 1213. Nel 1349 Treppo passò sotto la giurisdizione di Artegna e nel secolo XVII sotto quella di Gemona. Nel comune si trova il castello di Zegliacco, documentato fin dall’anno 1174, che sorse probabilmente sulle fondamenta di un’opera fortificata posta a guardia della Via Julia Augusta. Degli antichi nuclei delle frazioni di Carvacco e Zeglianutto rimangono due piccole chiese, forse facenti parte dei rispettivi castelli. Sul territorio sono presenti percorsi di mountain bike e di interesse storico-naturalistico.

Buja

Buja è un antico complesso di borgate di origine incerta. Si presume che già in epoca neolitica qui doveva esserci un abitato, come testimoniano alcuni reperti risalenti all’età del bronzo. In seguito venne edificato un castello e il primo nucleo del paese sorse attorno all’anno 168 da una colonia di Galli Boj, da cui deriverebbe il nome della città. Venne poi conquistata dai Romani dopo la fondazione di Aquileia. Molti sono stati i ritrovamenti di monete, armi e statuette di età romana, ma soprattutto da una pietra usata come architrave in una porta dell’antichissima chiesa del paese. Il primo documento in cui Buja è menzionata risale al 792, anno in cui Carlo Magno, dopo aver sconfitto un esercito friulano, donò al patriarca San Paolino la Pieve di Buja con tutti i suoi possessi, le proprietà e le esenzioni di cui godeva in precedenza. Il castello fu eretto sulle rovine del castelliere romano e risale a prima del Mille. Il territorio iniziò un lento declino a partire dal terremoto del 1511. A Buja si sviluppò in seguito l’industria della produzione di mattoni, che diede un po’ di sollievo economico e fece dei bujesi dei rinomati fornaciai. Buja è stato uno dei centri più colpiti dal terremoto del 1976, che ha distrutto gran parte del patrimonio artistico e architettonico, in seguito pazientemente ricostruito. Nel borgo di San Paolino è presente il Museo d’arte della medaglia, nato in onore dei tradizionali maestri incisori che nel Novecento hanno onorato Buja in tutto il mondo.

Start

Stazione - Gemona del Friuli (194 m)
Koordinaten:
DD
46.274391, 13.128656
GMS
46°16'27.8"N 13°07'43.2"E
UTM
33T 355816 5126236
w3w 
///dringlichkeit.plakette.kissen

Ziel

Stazione - Gemona del Friuli

Wegbeschreibung

Si parte dalla stazione di Gemona del Friuli direzione Trasaghis, appena superato il ponte sul Tagliamento a Braulins ci si dirige verso la "strada di Bottecchia" che attraversa i comuni di Trasaghis e Forgaria nel Friuli. Superato l'altro ponte sul Tagliamento si arriva a Majano, da dove si raggiunge Fagagna e Colloredo di Monte Albano. Il rientro a Gemona avviene passando per Treppo Grande e Buja.

Hinweis


alle Hinweise zu Schutzgebieten

Öffentliche Verkehrsmittel

mit Bahn und Bus erreichbar

È possibile arrivare a Gemona con il treno; la stazione ferroviaria è servita da Trenitalia, Micotra e dallo storico treno a vapore. I trail possono essere raggiunti grazie alle ciclabili cittadine. Tutti partono in prossimità del centro storico dove si trovano colonnine per la ricarica e riparazione delle biciclette, box e lavaggio sempre a disposizione dei ciclisti. Tutti i percorsi dedicati alla mtb partono dall'Associazione sportiva e ricreativa L’A.S.eR.

Anfahrt

Gemona si trova in una posizione particolarmente fortunata anche per quanto riguarda le vie di comunicazione, infatti è possibile raggiungere la città in svariati modi tradizionali quali:

IN TRENO

Stazione FS di Gemona del Friuli

IN AUTO

Autostrada A23 casello Gemona/Osoppo - Strada statale Pontebbana

IN AEREO

Aereoporto di Trieste

IN BICICLETTA

Ciclabili Alpe Adria (FVG1) - Pedemontana (FVG3) - Tagliamento (FVG6)

A PIEDI

Attraverso il Cammino di San'Antonio

Attraverso il Parco Trail che collega la cittadina alla vicina Austria - Hermagor

IN KAJAK

Fiume Tagliamento per gli appassionati di kajak estremo

Parken

Piazzale della Stazione - Gemona del Friuli

Koordinaten

DD
46.274391, 13.128656
GMS
46°16'27.8"N 13°07'43.2"E
UTM
33T 355816 5126236
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///dringlichkeit.plakette.kissen
Anreise mit der Bahn, dem Auto, zu Fuß oder mit dem Rad

Ausrüstung

Bici da corsa

Grundausrüstung für Rennradtouren

  • Fahrradhelm
  • Fahrradhandschuhe
  • Fahrradschuhe
  • Gepolsterte Radhose und Trikot
  • Sonnenbrille

Technisches Equipment

  • Trinkflasche mit passender Halterung
  • Ausreichend Proviant und Trinkwasser
  • Luft- oder CO2-Pumpe mit Kartuschen
  • Reifenflickset
  • Wo zutreffend, verkehrstaugliches Fahrrad mit Klingel, Vorder- und Rücklicht und Speichenreflektoren
  • Die Listen für die „Grundausrüstung“ und die „technische Ausrüstung“ werden auf der Grundlage der gewählten Aktivität erstellt. Sie erheben keinen Anspruch auf Vollständigkeit und dienen lediglich als Vorschläge, was du einpacken solltest.
  • Zu deiner Sicherheit solltest du alle Anweisungen zur ordnungsgemäßen Verwendung und Wartung deines Geräts sorgfältig lesen.
  • Bitte vergewissere dich, dass deine Ausrüstung den örtlichen Gesetzen entspricht und keine verbotenen Gegenstände enthält.

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Schwierigkeit
mittel
Strecke
56,2 km
Dauer
3:10 h
Aufstieg
390 hm
Abstieg
385 hm
mit Bahn und Bus erreichbar aussichtsreich faunistische Highlights Rundtour Einkehrmöglichkeit

Statistik

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Karten und Wege
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